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SÌ alla cooperazione internazionale, ma NO ad Expo 2015: i comunisti sostengono il referendum! PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Giovedì 22 Maggio 2014 20:00

Il Partito Comunista prende posizione sul referendum contro il credito di 3,5 milioni di franchi da destinare ad Expo 2015, approvato dal Gran Consiglio ticinese. Il tema ha certamente una sua importanza poiché non solo riguarda una (presunta) promozione economica e turistica per il nostro territorio, ma anche in quanto, come comunisti, siamo sensibili all'ambito agro-alimentare che caratterizzerà l'evento: lo consideriamo un settore fondamentale per lo sviluppo dei paesi poveri, ma riteniamo che più che costosissime fiere internazionali di questo genere serva una seria politica di cooperazione internazionale e che esuli dai rapporti neo-coloniali attualmente gestiti dalle multinazionali occidentali.

Il Messaggio approvato dal Parlamento è un ottimo esempio di atto politico utile a distribuire fondi pubblici a vari tipi di organizzazioni legate alla solita partitocrazia ticinese. Uno dei compiti sarà ad esempio "la pubblicazione di una Guida per le imprese ticinesi interessate agli appalti Expo", che vuol dire tutto e niente! Ma, al di là dell'enfasi con cui il Messaggio si apre, dipingendo l'evento di Milano come una opportunità unica per il Ticino "di promozione e visibilità per il settore turistico, economico, alimentare, per la catena della logistica e della distribuzione, per i poli di ricerca e universitari", non si va. Verrebbe anzi da dire che il turismo ticinese - con o senza il credito - godrà comunque di benefici indiretti e che, in secondo luogo, non si vede la necessità di ulteriori investimenti pubblici quando già la Confederazione partecipa finanziariamente, e in modo notevole, alla Società Expo SpA.

Un dato spesso sottovalutato è il fatto che Expo 2015 ha visto un importante investimento da parte della Repubblica Popolare Cinese. Tanto importante che, molto probabilmente, se Pechino non avesse deciso di investire notevoli capitali per promuovere i propri prodotti a Milano, oggi l'evento nemmeno avrebbe avuto luogo. A dimostrazione di un progetto perlomeno claudicante e anche tendenzialmente anacronistico, essendo una riproposizione di un modello di fiera da XIX secolo, con un enorme dispendio di spazi, che poi dovranno essere riconvertiti, ma che per ora non si capisce come. Tutto ciò rende Expo 2015 problematico anche dal punto di vista ecologico. Senza contare le problematiche sociali e lavorative sollevate dai Comunisti Italiani ancora di recente circa lo sfruttamento di operai precari nei cantieri ad esso legati, nonché le denunce di movimenti milanesi sul drenaggio poco trasparente delle risorse pubbliche.

Il ritorno economico dell'investimento in Ticino è poi del tutto insicuro e solamente declamatorio: il Messaggio governativo è pieno di buone intenzioni ma non vi è una riga che dimostri in modo credibile e documentato che la spesa sarà fruttuosa per l'economia cantonale o nazionale. La progettualità a favore del Canton Ticino è insomma tutto fuorché chiara e per tali ragioni il Partito Comunista sostiene il referendum contro il credito di 3,5 milioni di franchi da destinare ad Expo 2015, distanziandosi naturalmente dai toni anti-italiani promossi dalla Lega dei Ticinesi.

 


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