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Niente UE? E allora la Svizzera cooperi con i BRICS! PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Venerdì 21 Febbraio 2014 17:14

Il Partito Comunista non condivide l'esasperazione dei toni provenienti dall'UE dopo il voto del 9 febbraio, alcuni dei quali addirittura arrivano a chiedere l'embargo economico contro la Svizzera. Questa situazione non aiuta a trovare una soluzione e anzi acutizza il conflitto fra i popoli spingendoli verso visioni nazionaliste molto preoccupanti per le stesse istituzioni democratiche.

Fatta questa premessa, non possiamo però considerare il nostro Paese come una felice isola autarchica: siamo privi di materie prime e il nostro benessere è in gran parte dovuto agli operai immigrati. La fuorviante propaganda di UDC e Lega, sarà pagata dai lavoratori e già adesso dagli studenti del nostro Paese che si sono visti bloccare gli Erasmus e gli accordi sulla ricerca.

Bisogna assolutamente introdurre al più presto i salari minimi di almeno Fr. 4'000.- per frenare il dumping salariale, aumentare drasticamente il numero degli ispettori del lavoro, impedire le delocalizzazioni di siti produttivi e la liberalizzazione del mercato del lavoro, nonché imporre in modo vincolante al padronato contratti collettivi di lavoro generalizzati. Nel contempo occorre riconvertire la nostra economia verso settori ad altissimo valore aggiunto.

Nel contempo, però, la Svizzera non può chiudersi a riccio: occorre favorire ora nel modo più esplicito possibile la cooperazione internazionale di tipo win-win: Berna si apra quindi a partnership strategiche con i paesi dei BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica) - in primis Russia e Cina - e cercando di limitare i danni economici con l'UE. La soluzione non è insomma la chiusura, ma lo sviluppo di relazioni di cooperazione nel contesto del multipolarismo che rifiutino le prassi neo-coloniali. Questa cooperazione è già iniziata - ad esempio con l'accordo di libero scambio con Pechino - ma oggi più che mai essa va curata, poiché con l'iniziativa UDC si rischia di far fare al nostro Paese grossi passi indietro.

 

 


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