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Intervento: "...siamo anti-imperialisti!" PDF Stampa E-mail
Scritto da Giulio Micheli   
Martedì 12 Novembre 2013 19:56

 

Care compagne, cari compagni,

Il compagno Tobia sostiene che il Partito Comunista dovrebbe ridimensionare l'importanza data alla politica estera, in particolar modo evitare una politica di sostegno, solidarietà e controinformazione nei riguardi di quei paesi che egli riterrebbe estranei al socialismo o quantomeno governati da regimi “discutibili”. Questo in virtù del fatto che sarebbe controproducente per la crescita del partito a livello di militanza e a livello di considerazione nell'opinione pubblica e nella nostra stessa base. Ora, mi sembra abbastanza chiaro che anche volendo cambiare il nostro modo di porci rispetto all'estero, non avremmo di sicuro come risultato un qualsiasi significativo beneficio a livello di adesioni o di militanza. Tra l'altro mi permetto di dire che se davvero qualcuno fosse spinto ad aderire al Partito grazie ad un abbandono delle  posizioni in ambito internazionale, avrei qualche riserva proprio su quanto questa persona potrebbe dare al partito.

Volendo prendere la questione nel merito, ritengo che un Partito Comunista non puo' mettersi in discussione adeguandosi all'idea dominante nella società, è invece il Partito a dover imporre la propria egemonia culturale, e cio' si attua anche ponendosi in alternativa al pensiero dominante.

Il compagno Tobia ci sta insomma dicendo che, senza entrare nel merito, dovremmo noi rinunciare o smussare le nostre posizioni perchè la popolazione non le condivide. Ma non è forse un nostro compito informare in modo alternativo? Non è forse un compito di un Partito Comunista smascherare le menzogne del potere? Non è forse compito di un Partito Comunista quello di esprimere la propria solidarietà nei confronti di realtà accerchiate e barbaramente depredate dall'Impero e dai suoi Satrapi? O dovremmo forse accodarci alla comune opinione e non sbilanciarci, condannare gli eccessi da ambo le parti, denunciare i crimini ma togliere il sostegno alla vittima?

Perchè è un grave errore e un pericolo porre la questione internazionale e la questione dell'imperialismo come ha fatto Tobia!  Perché - dice lui - impegnarci nella difesa di regimi che, oltre ad essere demonizzati sulla stampa occidentale come “dittatoriali”, non hanno nemmeno un contenuto di classe ben definito?

Ebbene cari compagni, tra le tante lezioni sul leninismo, annoveriamo pure questa del 1924,  una corretta concezione materialistico-leninista e rigorosamente anti-dogmatica, che renderà superflua qualsiasi mia successiva aggiunta:

"Nelle condizioni dell'oppressione imperialistica, il carattere rivoluzionario del movimento nazionale non implica affatto obbligatoriamente l'esistenza di elementi proletari nel movimento, l'esistenza di un programma rivoluzionario o repubblicano del movimento, l'esistenza di una base democratica del movimento. La lotta dell'emiro afghano per l'indipendenza dell'Afghanistan é oggettivamente una lotta rivoluzionaria, malgrado il carattere monarchico delle concezioni dell'emiro e dei suoi seguaci, poiché essa indebolisce, disgrega, scalza l'imperialismo, mentre la lotta di certi «ultra» democratici e «socialisti» «rivoluzionari» e repubblicani dello stampo, ad esempio, di Kerenski e Tsereteli, Renaudel e Scheidemann, Cernov e Dan, Henderson e Clynes durante la guerra imperialista, era una lotta reazionaria, perché aveva come risultato di abbellire artificialmente, di consolidare, di far trionfare l'imperialismo.
La lotta dei mercanti e degli intellettuali borghesi egiziani per l'indipendenza dell'Egitto é, per le stesse ragioni, una lotta oggettivamente rivoluzionaria, quantunque i capi del movimento nazionale egiziano siano borghesi per origine e appartenenza sociale e quantunque essi siano contro il socialismo, mentre la lotta del governo operaio inglese per mantenere la situazione di dipendenza dell'Egitto é, per le stesse ragioni, una lotta reazionaria, quantunque i membri di questo governo siano proletari per origine e appartenenza sociale e quantunque essi siano «per» il socialismo. E non parlo del movimento nazionale degli altri paesi coloniali e dipendenti, più grandi, come l'India e la Cina, ogni passo dei quali sulla via della loro liberazione, anche se contravviene alle esigenze della democrazia formale, é un colpo di maglio assestato all'imperialismo, ed é perciò incontestabilmente un passo rivoluzionario. Lenin ha ragione quando afferma che il movimento nazionale dei paesi oppressi si deve considerare non dal punto di vista della democrazia formale, ma dal punto di vista dei risultati effettivi nel bilancio generale della lotta contro l'imperialismo, cioè «non isolatamente, ma su scala mondiale»."

 

 

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