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Intervento: "...veniamo da molto lontano per andare molto lontano" PDF Stampa E-mail
Scritto da Edoardo Cappelletti   
Martedì 12 Novembre 2013 01:10

 

Compagne e compagni, gentili ospiti,

ora come ieri, ma oggi, in questo Congresso, con rinnovato slancio e determinazione, noi ci siamo. E se la nostra presenza qui la dobbiamo soprattutto agli sforzi di una nuova generazione, ecco che con fiducia posso affermare che anche domani noi ci saremo. Non senza incontrare degli ostacoli, questo è inevitabile; ma noi comunisti abbiamo la pelle dura, e come ebbe a dire Togliatti: veniamo da molto lontano per andare molto lontano.

E da lontano ha avuto inizio la ricostruzione del Partito Comunista nel Luganese, vittima inizialmente di un profondo vuoto politico, relativo alle forze militanti e alla struttura che avrebbe dovuto organizzarle. A un nucleo ristretto di compagni, provenienti da esperienze politiche diverse o una trascorsa inattività politica, si pose quindi il compito di ricostituire ed esprimere sul territorio una progettualità ancorata alla realtà cittadina. Ma ecco profilarsi ad aprile un evento che se per molti Partiti rappresenta il fine ultimo del perpetuato processo clientelare, assume invece per il Partito Comunista una funzione di radicamento nella classe. Le elezioni comunali di Lugano spinsero la sezione a chinarsi sui bisogni della popolazione; a dotarsi di un conseguente programma rivendicativo; a dispiegarsi sul territorio, con modestia ma nella costruzione di una propria autonomia, nel quadro di una realizzata unità della sinistra.

E pagante sotto più aspetti è stato l’esito delle votazioni. Da una parte si sono gettate le premesse per tornare a macinare politica in mezzo alla popolazione: non solo all’interno delle aule, ma anche nelle piazze, dietro una bancarella, e con proposte pragmatiche ma allo stesso tempo radicali e di alternativa. E d’altra parte l’elezione di due compagni pone oggi forzatamente il dibattito politico a legittimare il Partito Comunista quale interlocutore, conferendogli inoltre una tribuna per sostenere le rivendicazioni a favore dei ceti popolari.

Fare ricorso a tutte le forme di lotta non è tuttavia sinonimo di trarne il massimo vantaggio. Tale condizione si concretizza infatti solo quando si posseggono gli strumenti per condurre tali forme di lotta. E ciò significa che se attualmente riteniamo necessaria la nostra presenza all’interno delle istituzioni, ecco che i compagni che vi saranno rappresentati dovranno essere dotati di un’adeguata formazione. Ma facciamo comunque attenzione compagni, perché una sinistra che si perde nell’amministrazione del sistema, una sinistra che smarrisce l’obiettivo strategico, e una sinistra che alla lettura Marx predilige quella dei consuntivi comunali, è destinata a un irreversibile declino.

Soprattutto in un Partito di quadri come il nostro, la formazione rappresenta uno degli elementi al quale dobbiamo prestare maggiore attenzione: dalla nostra capacità di analisi dipenderanno infatti l’efficacia del piano strategico e la coerenza assunta nella fase tattica. Abbiamo così rilevato l’importanza per un Partito Comunista di esercitare la propria egemonia su tutti i piani della società; e abbiamo altresì appreso la necessità di agire al loro interno allo scopo di promuovere sbocchi politici concreti.

Essere immersi nella società civile, nelle sue aspirazioni; essere comunisti anche quando non si lavora direttamente nel Partito Comunista. Questa, compagni, è la chiave di volta per normalizzarsi agli occhi della gente; per liquidare la delegittimazione su base storica del movimento operaio; e per fare comprendere che i comunisti sono qui e adesso, forti di una chiara prospettiva e presenti su tutti i terreni del conflitto di classe. Anche laddove, per esempio, si assiste a un dibattito sempre più acritico e antiscientifico, che tende a frenare lo sviluppo di una società libera e razionale: preoccupazione che ci lega, puntualmente e reciprocamente, alle battaglie dell'Associazione dei Liberi Pensatori.

Occorre però compagni - e qui mi accingo a concludere - che tale consapevolezza sia dialetticamente trasmessa a tutti i livelli della nostra organizzazione. E occorre a tale scopo, che pur restando una sede di prossimità al territorio, la sezione divenga una cinghia di trasmissione fra le istanze cantonali e quelle locali. Condizione imprescindibile per il rafforzamento ideologico è dunque anche la maturazione del centralismo democratico: inteso non solo come prassi organizzativa interna, ma come formula di produzione della linea politica, come mezzo di consolidamento del Partito, e come strumento per la costruzione dell’alternativa.

 

 

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