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Ridare centralità alla scuola pubblica e bocciare HarmoS PDF Stampa E-mail
Scritto da Max Arifay   
Giovedì 19 Marzo 2009 15:18


Il Partito Comunista ha preso atto della decisione del Gran Consiglio lo scorso febbraio di approvare il concordato HarmoS. Una decisione che riteniamo grave e dannosa per il diritto allo studio e per la scuola pubblica nel suo insieme. Per questo aderiamo nel limite delle nostre forze militanti al referendum lanciato dal gruppo Il Noce e dal Sindacato degli studenti e fin da subito entusiasticamente appoggiato dalla Gioventù Comunista.


Permeabilità o adattamento al mercato?
HarmoS è una riforma radicale del sistema scolastico e ne mette in dubbio un principio fondamentale come il carattere pubblico dell'istruzione che i ticinesi hanno esplicitato con il voto del 18 febbraio 2001 che ha affossato il ticket formativo. Il governo e il parlamento sembra vogliano invece bypassare tale decisione: evitando di discutere sui contenuti reali di questo concordato e limitandosi a dire che i pregi di Harmos consistono nell'armonizzare i vari sistemi formativi cantonali nascondono il fatto principale, ossia la "permeabilità" della scuola a pressioni esterne ad essa che con ogni evidenza sono quelle del mercato globale.

Il "portfolio": parola moderna per dire selezione
HarmoS (art. 9)  introduce infatti i cosiddetti "portfolio" (termine che la maggior parte dei docenti e dei genitori non conosce nemmeno!). Si tratta di un modo per "sfornare" allievi di serie A e di serie B dalla scuola dell'obbligo. L'allievo di famiglia benestante che ha potuto frequentare corsi e lezioni private extra-scolastiche varie si vedrà infatti valorizzare queste sue esperienze nel proprio "portfolio". La scuola pubblica decide così di delegare una parte delle sue responsabilità ai privati permettendo loro di fare profitti sulle spalle delle famiglie: mentre la licenza media del primo allievo avrà un valore aggiunto grazie a un "portfolio" più ricco (e questo grazie ai soldi dei genitori), la licenza dell'allievo di famiglia modesta, che non si è potuto permettere corsi privati o soggiorni linguistici all'estero, avrà solo formalmente il medesimo valore, ma nella sostanza si troverà in mano un diploma di seconda categoria.

Sminuire o potenziare la scuola?
Con la scusa dell'armonizzazione si favorisce quindi un fenomeno che aumenta la sezione sociale persino nella scuola dell'obbligo che dovrebbe invece fornire a tutti i medesimi strumenti. Noi crediamo che la scuola pubblica debba ritornare ad avere un ruolo centrale: ai docenti vanno dati strumenti d'appoggio per affrontare il disagio sociale dei ragazzi soprattutto in fase adolescenziale e, proprio per aggirare questo fenomeno, occorre investire nell'educazione anche a livello di mezzi didattici e offrire ai ragazzi le medesime chances sia di apprendimento sia di sviluppo autonomo.

Gli "standard" ovvero la scuola-fabbrica
Un altro aspetto da non sottovalutare è il concetto di "standard" che pure è centrale in HarmoS (art. 7): esso servirà in concreto a misurare l'"efficacia" del sistema di insegnamento mettendo in concorrenza gli istituti e favorendo quindi pratiche meritocratiche. La concorrenza fra scuole non  determinerà una rincorsa verso qualità maggiori migliorando così l'intero sistema formativo (una sorta di "mano invisibile" scolastica): questo metodo tipicamente mercantile non funziona in ambito pedagogico in quanto si deve tenere presente le variabili sociologiche che caratterizzano gli allievi: più o meno alloglotti, più o meno casi difficili, più o meno materiale tecnico a disposizione, più o meno disponibilità di offrire un doposcuola, ecc. Insomma il rischio è di ottenere solo dei docenti ancor più sotto pressione (e con meno mezzi perché la politica dei tagli continua da 15 anni!) in una scuola trasformata in una sorta di catena di montaggio e - per dirla con don Milani - con "l'incubo della campanella" per paura di perdere il confronto con la scuola accanto.  E se poi questi "standard" in base a cosa si determineranno? Se la scuola è "permeabile" verso l'"esterno" (come dice l'art. 1 del concordato) non saranno forse determinati dalle lobby economiche che da anni bramano di conquistare l'ultima fetta di mercato ancora saldamente in mano statale, ossia la scuola?

Decisamente la sinistra che ancora crede nei suoi principi e nei suoi ideali non può fare a meno di impegnarsi per bloccare HarmoS e contrastare la politica scolastica neo-liberista del governo ticinese: i comunisti faranno la loro parte!

 


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