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L'Europa e il compito degli schiavisti PDF Stampa E-mail
Scritto da Alessandro Lucchini   
Mercoledì 17 Novembre 2010 00:00

Contributo del compagno Alessandro Lucchini, responsabile del Dipartimento Economia e finanze del Comitato Cantonale del Partito Comunista e membro del Comitato Centrale del Partito Svizzero del Lavoro.

È solo a causa della crisi che l’Europa è entrata nell’era dell’unità politica. Dopo anni contraddistinti dal: “faccio poi quello che voglio io”, è servito il terremoto finanziario per richiamare tutti sull’attenti. La Germania, che tramite una politica salariale e di domanda interna molto contenuta ha creato le basi ad un Europa a due velocità, adesso cerca (o impone?) trasparenza.

Negli squilibri economici europei, c’è chi approfitta della situazione speculando sul fallimento delle aziende insediate nella periferia, e chi invece sprofonda nei debiti.

Ma Signore e Signori, c’è una novità: da quest’anno le politiche finanziarie ed economiche dei paesi europei saranno giudicate, approvate o respinte da un vero e proprio direttorio le cui linee direttrici sono a tutti ben note: riduzione del costo del lavoro, riduzione della spesa pubblica e subordinazione della ricerca alla competizione economica. Lo scopo?

Essere competitivi con i paesi il cui il salario medio è di trecento franchi e l’orario di lavoro è illimitato. Curiosamente, in un recente bollettino, Il Fondo Monetario Internazionale ha ammeso quello che noi dicevamo già da qualche mese, ed il Signor Marx da qualche anno, e cioè che alla base della crisi c’è il gigantesco scarto tra la capacità produttiva (crescente) ed il reddito dei lavoratori (stagnante o in diminuzione). Intuitivamente: si produce di più ma non si riesce a vendere quello che si è prodotto.

Adesso viene il bello: se si perseguono i cosiddetti piani d’austerità non si fa altro che peggiorare la situazione: aumentando lo sfruttamento del lavoro, si continuerà a produrre a ritmi sfrenati, e togliendo ai lavoratori parte del salario diretto e indiretto  (e cioè pensioni, assicurazione disoccupazione,  ecc.) il loro potere d’acquisto diminuirà. Così il divario non potrà far altro che aumentare. Il problema resta dunque completamente irrisolto, e/o rischia di aggravarsi. L’attacco più distruttivo contro la società viene dunque dal gruppo dirigente europeo, e dalle scelte criminali che la classe finanziaria sta imponendo ad un ceto politico privo di autonomia. Quello che preoccupa è che l’Europa ha smesso di essere l’erede della civiltà umanistica, depositaria di civiltà sociale.

I piani risanatori (?) ultraliberisti ci impongono di dir fine a quelle fantasie che il pensiero illuminista ha cercato di trasmetterci: democrazia, uguaglianza, pace sociale, diritto al riposo, diritto alla pensione, libertà di organizzazione e di sciopero. L’umanesimo che per cinque secoli ha guidato la civiltà europea, è oggi ritenuto un ostacolo al pieno dispiegamento del capitalismo globale competitivo. Questa è l’ennesima sconfitta dell’umanità.

È proprio vero che il compito degli schiavisti è quello di frustare gli schiavi. Fin che non si ribellano.

 

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