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Gli operai del granito rischiano grosso. I comunisti sono al loro fianco! PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Mercoledì 28 Dicembre 2011 00:12

L’Associazione Industrie dei Graniti, Marmi e Pietre Naturali (in poche parole: i padroni delle cave del Canton Ticino) il 29 novembre scorso ha scritto ai sindacati informandoli che per il 2012 non saranno concessi aumenti di nessun genere né sui salari reali né su quelli minimi, né per i lavoratori qualificati né per gli apprendisti. In pratica il padronato delle cave approfitta della situazione di stallo nella trattativa contrattuale nell’intero settore dell’edilizia e blocca anch’esso la rinegoziazione del Contratto Collettivo di Lavoro (CCL).

Con l’inizio del 2012 anche gli scalpellini perderanno quindi il loro CCL, il quale – detto per inciso – è pure il contratto collettivo più antico del Canton Ticino. Questa situazione porta con sé numerosi rischi per i lavoratori: privati del CCL, infatti, gli industriali potranno aumentare fino a dieci ore gli orari settimanali ai loro dipendenti, diminuire le vacanze di una o due settimane, abolire la tredicesima e obbligare gli operai al lavoro nei week-end. Insomma: si aprofitta della crisi per fare la cresta sulle spalle dei salariati.

Il Partito Comunista, sezione del Partito Svizzero del Lavoro, condanna questa attitudine socialmente irresponsabile delle industrie del settore e rivendica sul corto periodo che lo Stato prenda posizione e obblighi in ogni settore professionale una contrattazione collettiva con clausola vincolante di obbligatorietà generale e successivamente rivendichiamo che le norme di legge, attualmente favorevoli solo al padronato, vengano aggiornate secondo gli standard del CCL più favorevole agli operai.

 


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