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Dov'è lo Stato mentre si deteriorano le condizioni di lavoro? PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Venerdì 29 Luglio 2011 11:07

Il Partito Comunista ha preso atto negli ultimi giorni di due situazioni deprecabili nel mondo del lavoro svizzero. Da un lato la ditta Erg Petroli SA che ha aumentato l'orario settimanale di lavoro di cinque ore senza alcun adeguamento salariale al rialzo. Una misura (peraltro neppure concordata con i sindacati) e imposta a dipendenti (che guadagnano già la misera di 2500 franchi lordi) con il ricatto del licenziamento. Lo Stato non può stare a guardare nel nome della libertà del mercato: al contrario deve intervenire con forza contro dei padroni schiavisti che fomentano la guerra fra poveri coi frontalieri e che si inventano addirittura forme di lavoro a gratis! E questo accade a pochi giorni dall'annuncio del presidente dell'Unione svizzera degli imprenditori, secondo cui "temporanei adattamenti del salario non devono essere un tabù". Facile dirlo per un manager senza vergogna che sa che il salario ribassato non sarà certo il suo!

Occorre, di fronte a questi attacchi del padronato ai diritti dei lavoratori, che non soltanto questi ultimi e i loro sindacati con l'appoggio politico dei partiti della sinistra inizino una legittima lotta sociale per i diritti (come è stato il caso nel settore edile di recente), ma che lo Stato in prima persona si impegni a garantire la stabilità e l'equità come forma di governo: rivendichiamo quindi la riduzione a 35 ore dell'orario di lavoro secondo il principio "lavorare meno per lavorare tutti"; un salario minimo mensile di 4'000 franchi lordi per un lavoro a tempi pieno e il divieto di licenziare per motivi economici. Misure certamente non rivoluzionarie, ma fattibili che permetterebbero di gestire la crisi economica senza farla pagare ai lavoratori.

 


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