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Per un comunismo verde PDF Stampa E-mail
Scritto da Pierre Eyben   
Giovedì 19 Maggio 2011 23:17

Secondo il portavoce del Partito Comunista belga Pierre Eyben bisogna superare il concetto di sviluppo durevole, vuotato del suo senso dal capitalismo, per andare verso un “eco comunismo”.


Sono stati molti a stupirsi che le elezioni europee del giugno 2009, svoltesi in piena crisi economica, non abbiano visto emergere i partiti anticapitalisti. Il filosofo marxista Alain Badiou ha detto molto giustamente che non era poi così strano vista la mancanza di un progetto maturo e credibile. In effetti, se esiste una critica del sistema capitalista ma non si vede (ancora) tracce di un progetto federatore suscettibile di sostituirlo.
Questo progetto trasformatore Alain Badiou lo qualifica di “ipotesi comunista” rivendicando un lavoro di riabilitazione della parola “comunismo” oggi ingiustamente ridotta al doloroso fallimento del stalinismo sovietico. Al fine di integrare la dimensione ecologica parlerei più volentieri di un “eco comunismo”.Questo progetto deve in effetti alleare l’ideale ugualitario e emancipatore del marxismo all’emergenza di una coscienza radicalmente antiproduttivista, in particolare cristallizzata oggi dal movimento (oggi ancora assai eteroclitico) degli obbiettori della crescita.


Sviluppo durevole: il doppio inganno

In assenza di un movimento internazionale strutturato la visione ecologica che pretende simbolizzare la novità rimane integrata alla logica capitalista. Non vi è  dubbio che emerge la consapevolezza dell’impatto dell’attività  umana sulla biosfera. Ma possiamo, dalla maniera con cui è portata politicamente, compresa quella dei partiti Verdi, parlare di una dinamica di rottura? La dottrina dello sviluppo durevole, introdotta dagli ecologisti e oggi ripresa dall’insieme dei partiti politici (con più o meno zelo) al fine di sintetizzare la consapevolezza della posta in gioco ecologica, rivela un doppio inganno.

Il primo consiste nel non abbordare la questione della natura dell’attività economica e singolarmente la questione della gestione collettiva dei mezzi di produzione. La gestione privata della produzione che tende a generalizzarsi ha due conseguenze maggiori. Conduce ad un aumento delle ineguaglianze sociali con differenze salariali crescenti (compressione dei bassi salari, esplosione dei grandi salari e dei dividendi) e l’aumento di una disoccupazione strutturale. Come dunque parlare di solidarietà con le generazioni future quando la solidarietà redistributiva con questa generazione viene negata? Inoltre essa crea un’assenza di controllo democratico dei modi di produzione e di gestione delle risorse finite (acqua, risorse fossili, minerali …), condizioni per altro necessarie per un loro utilizzo razionale. La difesa dei servizi pubblici, alternativa al dio mercato, è iscritta nei programmi dei Partiti Socialisti e Ecologisti ma sono in pratica totalmente sacrificati.
Il secondo consiste a non rimettere in causa la logica del profitto e dell’accumulazione del capitalismo. L’idea, proveniente dagli ambienti ecologisti, è che la soluzione della crisi economica attuale si situa nell’emergenza di nuovi sbocchi di produzione più che nella messa in causa della logica produttivi sta. Le sfide ecologiche ed economiche si suppone che coincidano. Esempio rivelatore, la diminuzione del tempo di lavoro (senza perdita di salario e con assunzioni compensatorie) è scomparso dai programmi de Partito Ecologico e dal PS (belgi). Eppure rappresentavano un attrezzo storico di ridistribuzione delle ricchezze come scambio per l’aumento della produttività, una soluzione non produttivi sta per frenare l’aumento strutturale della disoccupazione (tempo disponibile per i divertimenti, la vita culturale e sociale.


Il capitalismo verde


La logica attuale è quella di fare dell’ecologia una posta in gioco quasi egemonica che supererebbe la divisione destra-sinistra, diventata battaglia di retroguardia. Questa visone trova un largo eco nel padronato. Il presidente della federazione delle imprese europee ha dichiarato: “Lo sviluppo durevole permette alle imprese di svilupparsi in un clima di fiducia con l’insieme dei partner”. E’ strano? Il sistema economico capitalista si nutre della crescita dei valori scambiati ciò che, lungi dal mito della smaterializzazione dell’economia, si traduce con una corsa alla produzione. Corollario già antico, gli attori economici si lanciano alla ricerca di nuovi mercati. Furono dapprima i nuovi territori, il colonialismo, poi la messa a punto di strutture (FMI,OMC) che permettevano di mantenere un controllo economico sui paesi detti in via di sviluppo. Fu, ed è ancora, l’espansione della logica del profitto in seno alle nostre economie con la liberalizzazione di settori un tempo considerati come appartenenti ai beni comuni e lo smantellamento progressivo dei servizi pubblici (settori dell’energia, dei trasporti, delle telecomunicazioni, della Posta…) Infine, la creazione e lo sviluppo artificiale di nuovi settori grazie a un lavoro pubblicitario di indottrinamento e di incitazione al super consumo.
Il nuovo eldorado di questa dottrina espansionista, è oggi l’economia verde. Si tratta di venderci di nuovo gli stessi prodotti ma truccandoli di verde. Improvvisamente tutto è ecologico, e in primo luogo i prodotti più inquinanti. Il più importante settore industriale, quello dell’automobile, grossa fonte di emissione di CO2, inventa l’automobile verde. E per muoverla perfino l’oro nero si fa verde. In una pubblicità recente della multinazionale Total/FinaElf  possiamo leggere: “Essere all’ascolto della terra per accrescere e mantenere una produzione durevole dei campi petroliferi e di gaz, questa è la nostra missione.”  In pratica, dapprima all’ascolto dei propri azionisti, il triste noleggiatore della nave Erka tenta di farsi togliere in appello la sua condanna a versare 192 milioni di euro (cioè meno del 2% dei suoi benefici del 2008). In Belgio, la Posta semi-privatizzata, non esita a presentarsi come un’impresa verde pubblicizzando l’acquisto di qualche bicicletta elettrica. Prima però ha chiuso 600 uffici postali, trasferito dalla ferrovia alla strada la totalità del trasporto della posta causando così grandi emissioni di CO2. Gli esempi di appropriazione da parte del mondo industriale del concetto vago di sviluppo durevole al fine di mascherare di verde la volontà di continuare la logica usuale del profitto sono innumerevoli.


Pianificazione democratica

Se davvero vogliamo raccogliere l’immensa sfida ambientale, che sarebbe la sfida di questo secolo, non possiamo evitare di rimettere in causa fondamentalmente la logica di accumulazione capitalista che ci ha portato fin qui. Di fronte ad un immaginario di destra fondato sulla rivalità, conviene proporre una nuova narrazione del mondo.
Il progetto “eco-comunista”  è la costruzione di un altro immaginario,quello della messa in comune, del ricorso ai beni comuni come utensili di per lottare contro  mercificazione e la venalità.
Concretamente conviene razionalizzare e pianificare ecologicamente le nostre produzioni in funzione di una oggettivazione dei bisogni e di una valutazione seria delle risorse (ancora) disponibili. Pianificare democraticamente, cioè sviluppare dei modi d’intervento popolare (il più diretto possibile), ma anche difendere e sviluppare i servizi pubblici come mezzi per uscire dalla logica di mercato.
Al centro del progetto ecologico conseguente si deve porre la rilocalizzazione economica, nello stesso tempo mezzo di valorizzazione dei saperi locali e opposizione frontale alla logica della delocalizzazione e della messa in concorrenza dei lavoratori a livello mondiale.
Il capitalismo verde è  come una di quelle pubblicità per i prodotti lattieri lavorati nelle fabbriche in immense vasche in acciaio con coloranti sintetici ma che ci sono presentati in mezzo ai prati con una sorridente contadinella che sbatte i prodotti a mano in bidoncini di legno. Si tratta di piacevoli illusioni di un ritorno a valori più sani e più vicine alle nostre aspirazioni di cittadini, ma non è che illusione.

 

Pierre Eyben

(Tradotto da: Norberto Crivelli)

 

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